Sicurezze che durano lo spazio di un giorno

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Sicurezze che durano lo spazio di un giorno

Massimo Fini da Il Tempo del: 17/01/2001
Il latte " è sicuro ", afferma l'Unione Europea. Ma chi vogliamo prendere in giro? Praticamente tutto ciò ingeriamo, carni bovine, equine, suini, pollame, latte, formaggi, burro, uova, verdura, frutta, è inquinato, inquinante e ammalante. Perché ammalate sono le bestie e le piante che ci danno il cibo. Non è necessario arrivare alla Bse, al cosiddetto "morbo della mucca pazza", basta pensare come vengono allevati oggi gli animali: stabulati, in batteria, uno a fianco all'altro senza nemmeno potersi sgranchire le gambe, con la luce perennemente accesa perché crescano più in fretta, pieni di anabolizzanti che sono vietati da una legge che tutti, o quasi, eludono come accade per il doping dei ciclisti.
A queste bestie viene l'infarto, la pressione alta, disturbi cardiovascolari, il diabete, la depressione, la neurosi, malattie prima d'oggi sconosciute al mondo animale. Noi quindi ingeriamo carne o latte o derivati di bestie che sono comunque malate, cibo che in nessun modo può essere considerato sano e che, a medio termine, ha conseguenze sulla nostra salute. Lo stesso discorso si può fare, più o meno, per la verdura e gli alberi da frutto trattati con ogni sorta di agenti chimici, e drogati non meno degli animali.

Il "morbo della mucca pazza" non é, con tutta evidenza, che la punta di un iceberg immenso che riguarda l'intero nostro patrimonio alimentare. All' origine di questa situazione sinistra, come io mi sgolo a dire da tempo, inascoltato, sbertucciato ( l'ultimo è il professor Giovanni Sartori che in un editoriale di prima pagina del Corriere della Sera mi definisce il "povero Fini" per aver io osato affermare che la causa principale dell'inquinamento globale, ed i disastri che ne derivano, non è la sovrappopolazione, come lui sostiene, ma l'attuale modello di sviluppo industriale), c'è il fatto che noi occidentali, all'inseguimento di un benessere sempre maggiore, abbiamo finito per trasformare il mondo naturale biologicamente armonico ed equilibrato, in uno artificiale che non siamo più in grado di controllare.

E un processo che viene da lontano, iniziato due secoli e mezzo fa con la Rivoluzione Industriale, e oggi sta giungendo alla sua saturazione con la globalizzazione del modello industriale, cioè la sua estensione a tutto il pianeta.
"La mucca pazza", inquinamento, alluvioni, siccità, desertificazione, AIDS, aumento vertiginoso dei tumori son tutte polluzioni dello stesso fenomeno generale.
Vogliamo continuare così? Vogliamo continuare a farci prendere in giro dagli scienziati e dagli esperti, europei o meno, che ci rassicurano su ciò su cui non ci possono rassicurare (perché non c'è premio Nobel che può sapere quali variabili la tecnologia ha messo in circolo), per essere smentiti il giorno dopo? Dagli Umberto Veronesi che fanno grottesche campagne antifumo (il fumo è almeno un piacere individuale, un rischio assunto con consapevolezza) mentre ogni giorno inaliamo o ingeriamo enormi quantità di elementi cancerogeni prodotti dalla macchina industriale? Dai Giovanni Sartori che ci dicono che alla base dell'inquinamento c'è la sovrappopolazione e poi sono costretti ad ammettere che americani ed europei, cioè gli abitanti dei paesi industrializzati, che rappresentano un sesto della popolazione mondiale producono quasi la stessa quantità di anidride carbonica (cioè di inquinamento atmosferico) dei restanti cinque sesti? O non vogliamo cominciare a ragionare, cautamente e con i dati alla mano, se per caso abbiamo imboccato, a partire dalla rivoluzione industriale, una strada che, mentre già si soffoca con ogni sorte di polveri, ci sta portando diritto e di filato alla rovina?

Sartori, e tutti in moltissimi Sartori della terra, stanno segando, senza nemmeno rendersene conto, il ramo dell'albero su cui sono seduti. Davanti a questo spettacolo grottesco e penoso mi sbellicherei dalle risa se su quel ramo, porca miseria, non fossi seduto anch'io.


pubblicazione: 24/10/2003

Categoria
 :.  Sviluppo tecnologico

Area Geografica
 :.  Europa
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